Durante un soggiorno di studio in Germania, Ai Lian, una giovane malese di etnia cinese, incontra e s’innamora di Michael Templeton, un inglese nato e cresciuto nel distretto di Ulu Banir, dove il padre Jonathan Templeton, ora cittadino malese, possiede una piantagione. Dopo una lunga assenza, Ai Lain ritorna a casa per assistere il padre malato e morente, e in seguito parte per la piantagione dei Templeton, dove intende trattenersi a lungo. Nel giorno del suo arrivo ha però luogo un omicidio, il secondo a distanza di decenni, e Ai Lian si trova ben presto coinvolta in un’intricata storia familiare. Ma il thriller, oltre alla ricerca del colpevole, con un finale davvero inconsueto per il lettore occidentale, offre molto di più: uno spaccato della Malesia e degli eventi che vi si svolgono ancor prima dell’indipendenza del Paese, con gli inglesi che governano le piantagioni cercando di replicare il loro stile di vita, pur cedendo al caldo tropicale e ai costumi locali.
Due giovani donne morte a distanza di trent’anni l’una dall’altra, due grandi storie d’amore, due pistole scomparse, una famiglia che nasconde un terribile segreto. E la Malesia, un vero melting pot, fa da sfondo all’intera vicenda.
Ecco i link con qualche estratto delle recensioni
Nel libro vi è dunque un intrecciarsi di temi che mettono in evidenza non solo il diverso approccio alla vita dei singoli appartenenti alle diverse comunità (britannica, cinese, malese), ma anche i rapporti interraziali, di classe e tra sessi…
gazzettadiroma.it
In sostanza, un buon libro, consigliato a chi vuole leggere qualcosa di diverso rispetto al solito giallo e conoscere una realtà diversa dalla nostra.
zeropositivo.eu
In un paese tanto desolatamente povero di lettori quanto ricco di offerte mainstream (non sempre di eccelsa qualità), un plauso particolare andrebbe fatto agli editori indipendenti che, lavorando in nicchie di mercato con scelte editoriali singolari e coraggiose, propongono talvolta piccoli gioielli letterari inaspettati: è il caso di Echi del silenzio, raffinato e insolito romanzo della scrittrice cino malese di lingua inglese Guat Eng Chua, che viene proposto dalla casa editrice leAssassine, realtà editoriale che pubblica letteratura gialla, declinata nei suoi vari sottogeneri, esclusivamente di scrittrici
www.thrillercafe.it
Echi del silenzio è un romanzo che, oltre a tessere una robusta trama gialla, vicina in tal senso ai canoni del giallo occidentale, vuole essere anche una critica alla società chiusa della Malesia, alla limitazione delle libertà, all’oppressione delle minoranze, ai crimini lasciati insoluti che hanno segnato la storia dello stato del Sudest asiatico.
www.recensionilibri.org
Possiamo definirlo giallo o meglio crime story, solo per il fatto che vi si narra di due omicidi, ma in realtà è molto di più. Una saga familiare in piena regola, che però suona del tutto nuova a chi non abbia familiarità con una cultura che sia pur miscelata con quella europea, è lontanissima dalla nostra.
velenieantidoti
Leggere Chuan Guat Eng ha molti risvolti. Uno dei primi è quello di potersi avvicinare a un genere letterario che ormai nessuno produce più perché forse troppo sofisticato o lontano dai lettori di nuova generazione. Eppure la narrazione, il racconto, lo stile e il linguaggio che troviamo in Echi del silenzio sono esattamente i medesimi che hanno fatto e ancora fanno la fortuna di una certa narrativa classica e colta che ha come sua maggiore rappresentate Marguerite Duras e capolavori quali Il viceconsole, L’amante, Hiroschima mon amour.
labottegadelgiallo.com