Nel quartiere altoborghese di Josefstadt a Vienna, durante la festa di compleanno di un bambino, un giovane afghano viene ritrovato pugnalato a morte, senza che nessuno dei presenti si sia accorto del delitto. Poco dopo, una foto del cadavere compare su Facebook e viene usata da un gruppo dell’estrema destra austriaca per rinfocolare l’ostilità verso i rifugiati. La polizia indaga, scoprendo che il mondo progressista, ecologista e solidale, ma pur sempre borghese, rappresentato nel romanzo da un asilo infantile gestito dai genitori – dove il morto lavorava come volontario – non è come appare, e dietro la facciata politicamente corretta si nascondono verità davvero scomode. Con il pretesto di una storia ricca suspence, il romanzo racconta appunto questioni scottanti come il multiculturalismo, l’accettazione del diverso,
Un romanzo satirico, spaventosamente onesto, contemporaneo. Per chi cerca una storia di suspence, ma non rinuncia a un’incursione nella complessa realtà di oggi. Un esempio? La nascita di un nuovo partito di fuoriusciti di sinistra in Germania, che punta agli elettori scontenti, che non se la sentono di votare l’ultradestra dell’AfD.
In un quartiere altoborghese di Vienna, durante la festa di compleanno di un bambino, un giovane afghano viene trovato pugnalato a morte, senza che nessuno dei presenti si sia accorto del delitto. Comunque, la padrona di casa ritiene che sia meglio prima terminare la festa e poi chiamare la polizia.
Ecco i link con qualche estratto delle recensioni
Il finale de L’intruso offre una risoluzione al caso criminale, ma lascia aperte riflessioni sulle dinamiche sociali e sulle responsabilità individuali. La scoperta del colpevole non porta a una catarsi completa, ma piuttosto a una presa di coscienza delle complessità morali e delle zone grigie presenti nella società. Questo finale invita il lettore a interrogarsi sulle proprie convinzioni e sui propri pregiudizi.
salottogiallo
L’intruso è un romanzo particolare, a cominciare dalla sua struttura narrativa. I capitoli, infatti, sono costituiti da paragrafi, più o meno lunghi, che raccontano gli avvenimenti dalla prospettiva dei vari personaggi. Non mancano i flashback e i post presi direttamente da Facebook e Instagram, a sottolineare la grande importanza che da anni rivestono i social network. Siamo di fronte a un giallo di natura “sociale” in cui la ricerca del colpevole passa quasi in secondo piano. Emergono varie tematiche, soprattutto l’accoglienza riservata agli stranieri. Si avverte, infatti, un razzismo, neppure troppo latente, da parte di alcuni genitori che esprimono il proprio dissenso nei confronti di Amir e dei rifugiati in genere. La patina di perbenismo che circonda l’asilo è destinata a sgretolarsi ben presto e le indagini s’indirizzano verso gli ambienti dell’estrema destra austriaca. Per quanto riguarda un giudizio globale sul romanzo, all’inizio il lettore potrebbe trovarsi spiazzato di fronte alla particolare struttura narrativa. Una volta entrati in sintonia con l’autrice e il suo modo di esporre gli avvenimenti, la lettura procede spedita verso un finale sorprendente che non può lasciare indifferenti.
liberidiscrivere
La forza del romanzo risiede nella sua capacità di esplorare i molti strati della società viennese, usando la lente dell’indagine criminale per rivelare contraddizioni e ipocrisie.
oltrelecolonne.it
Il libro, oltre ad avere un solido intreccio “giallo” – non mancano infatti indagini, interrogatori, ricerca di prove – pare un invito a riflettere profondamente su molti argomenti che ci riguardano da vicino: l’integrazione e i contrasti sociali che ne derivano; la xenofobia; la fragilità delle apparenze; il rifiuto della complessità a fronte dei molti strati socioculturali che compongono attualmente le nostre società; il modo in cui media e politica possono plasmare la verità per i propri scopi, strumentalizzando anche tragedie personali; le nostre contraddizioni e, soprattutto, l’ipocrisia con cui a volte ci relazioniamo con i rifugiati.
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