di Dorothy Bowers
La storia è ambientata nel 1939, poco dopo la dichiarazione della Seconda Guerra mondiale. Il giovane Archibald Mitfold, Archy per gli amici, racconta a due vecchi compagni di scuola una serie di tentativi che sarebbero stati fatti per ucciderlo, ma purtroppo, proprio nello stesso giorno, viene trovato morto nella casa della zia. Se si sia suicidato o se sia stato ucciso, e in tal caso perché, resta un mistero che Scotland Yard dovrà scoprire. Il caso viene affidato all’ispettore Pardoe, che scavando nella vita del giovane troverà sempre nuovi elementi destinati a complicare le indagini: una cameriera riferisce di strani commenti criptici da parte del giovane; il diario di Archy scompare; si apprende della sua curiosa passione per il disegno, che lo porta compulsivamente a riprodurre una specie di uccelli; vi sono misteriose riunioni di un’organizzazione, la Nordic Bond, simpatizzante dei nazisti; ed infine si scopre un eccessivo interesse di Archy per la scomparsa di un milionario. Un giallo disseminato di “aringhe rosse”, quella tattica narrativa che serve a indirizzare il lettore verso una conclusione sbagliata. Per chi ama il periodo d’oro del giallo inglese, perché cercare tra i moderni imitatori, quando è disponibile un autentico romanzo dell’epoca, per la prima volta tradotto in italiano? Come Dorothy L. Sayers, la Bowers amava includere riferimenti letterari nei suoi romanzi: un Cappio per Archibald Mitfold ha come titolo originale Deed Without a Name, un titolo preso direttamente dal Machbeth di Shakesperare, così come le frasi che fanno da sottotitolo a ogni capitolo del libro.

